Cosa fare dopo il diploma: tutte le strade, con i numeri

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    In breve

    Dopo il diploma le strade sono cinque: università, ITS Academy, AFAM (arte, musica, design), formazione professionale o lavoro, e anno di pausa. L'università resta di gran lunga la più frequente, e a un anno dal diploma è iscritto a un corso di laurea il 71,6% dei diplomati. Ma non è l'unica che porta a un lavoro qualificato: gli ITS Academy, per esempio, sono percorsi di due anni costruiti insieme alle imprese.

    • Università: triennale, magistrale o ciclo unico
    • ITS Academy: due anni, molto laboratorio e tirocinio
    • AFAM: accademie, conservatori, design e teatro
    • Lavoro o formazione professionale
    • Un anno di pausa, se è pieno di qualcosa
    In questa guida · 7 sezioni

    Quanti fanno cosa, davvero

    Nell'indagine AlmaDiploma il 60,9% dei diplomati 2025 dichiara di voler proseguire solo con gli studi (università, ITS o AFAM), e la quota sale al 77,1% tra chi viene dai licei. Guardando cosa fanno davvero i diplomati 2024 a un anno dal diploma: il 71,6% è iscritto a un corso di laurea (il 49,8% studia soltanto, il 21,8% studia e lavora) e il 16,8% lavora soltanto.

    Il sistema universitario italiano è cresciuto molto: gli iscritti hanno toccato 2.050.112 nell'anno accademico 2024/25, il massimo di sempre, con 359.483 immatricolati puri, cioè al primo ingresso nell'università (+20,6% in sei anni). Per il 2025/26 i primi dati del Ministero, anticipati dal Corriere della Sera a marzo 2026, indicano invece un calo del 3,3%, il primo dal post-Covid; il monitoraggio ufficiale non è ancora uscito.

    Va detto anche il rovescio. In Italia i laureati tra i 25 e i 34 anni sono il 31,6%, contro una media europea del 44,1% e una media OCSE del 48,4%. E delle matricole triennali del 2018/19, dopo sei anni si è laureato il 62,7%, il 10,9% è ancora iscritto e il 26,4% ha abbandonato (ANVUR).

    Strada 1: l'università

    Due tipi di percorso: la laurea triennale, eventualmente seguita da una magistrale di due anni, e la laurea magistrale a ciclo unico di cinque o sei anni (medicina, giurisprudenza, architettura, veterinaria, farmacia). Alcuni corsi sono a numero programmato e per entrare chiedono una prova di ammissione; per Medicina, Odontoiatria e Veterinaria, dal 2025/26, al posto del test c'è il semestre filtro. Tutti i corsi, area per area, sono nel catalogo dei corsi di laurea.

    • Quanto costa. Negli atenei statali la contribuzione media è di 959 euro l'anno su tutti gli iscritti e di 1.550 sui soli paganti, e il 38,1% degli iscritti è esonerato del tutto: la no tax area copre gli ISEE fino a 22.000 euro e riduce a scaglioni fino a 30.000 (80% fino a 24.000, 50% fino a 26.000, 25% fino a 28.000, 10% fino a 30.000). Le private tradizionali costano in media 7.493 euro, le telematiche 2.150. Se vuoi sapere se rientri nelle soglie ISEE per la borsa di studio, c'è una verifica gratuita.
    • Quanto rende. A un anno dal titolo lavora l'81,2% dei laureati triennali che non proseguono con la magistrale e l'80,8% dei magistrali, con circa 1.490 euro netti al mese; a cinque anni il 91,7% e il 94,4%, con 1.796 e 1.903 euro. Le differenze fra un'area e l'altra sono grandi, e sono nella guida sulle facoltà più richieste.
    • Il rischio da conoscere. Più di una matricola triennale su quattro non arriva alla laurea: l'abbandono entro sei anni è del 26,4% (ANVUR). Tra primo e secondo anno delle triennali lascia il 13,3% negli atenei statali, il 6,4% nei non statali e il 18,8% nelle telematiche.

    Strada 2: gli ITS Academy

    Due anni, molto laboratorio, molto tirocinio in azienda, e alla fine un diploma di specializzazione tecnica superiore. Sono la strada più sottovalutata e la più fraintesa: non sono un ripiego per chi non regge l'università, sono un percorso diverso, tecnico e corto, pensato su fabbisogni dichiarati dalle imprese.

    Nel 2025 le imprese private hanno chiesto 117.000 diplomati ITS, il 2,0% di tutte le assunzioni previste: una quota piccola, ma su una platea di diplomati ITS ancora ridotta. E dei 809.200 occupati che il PNRR può attivare entro il 2029, il 35,3% richiede una formazione terziaria: università, AFAM o ITS.

    Hanno senso se sai già in che settore vuoi lavorare, preferisci imparare facendo e vuoi entrare nel lavoro in due anni. Hanno meno senso se vuoi tenere aperte molte porte o pensi a una carriera che richiede la laurea per legge.

    Strada 3: AFAM, cioè arte, musica, design e teatro

    Accademie di Belle Arti, Conservatori, ISIA, Accademia d'Arte Drammatica: rilasciano titoli di livello universitario. Negli istituti statali la contribuzione media è di 852 euro l'anno (1.357 sui soli paganti), con esoneri per il 37,2% degli iscritti; negli istituti non statali si sale in media a 9.623 euro.

    Vanno guardate seriamente se il tuo talento è già lì e se vuoi un percorso in cui il portfolio conta più del voto. Da mettere in conto: tra i laureati dell'area arte e design, a un anno dal titolo, la probabilità di essere occupati è del 24,1% più bassa rispetto all'area politico-sociale (AlmaLaurea).

    Strada 4: lavorare subito

    Una scelta legittima, e per alcuni la migliore. Excelsior stima un fabbisogno complessivo di 3,3-3,7 milioni di occupati tra il 2025 e il 2029, e quasi un occupato su sette dovrà essere sostituito nello stesso periodo per uscite e pensionamenti. Dove crescerà la domanda lo spiega la guida sui lavori del futuro.

    Chi pensa di cercare subito un lavoro a tempo pieno, secondo AlmaDiploma, considera rilevanti soprattutto la possibilità di guadagno (94,1%) e la stabilità del posto (93,7%). Sono criteri sensati, ma vanno verificati sul settore concreto, perché la stabilità cambia moltissimo da un settore all'altro.

    Tieni presente però anche l'altro piatto della bilancia: a cinque anni dal titolo lavora oltre il 91% dei laureati, e la disoccupazione dei laureati è ai minimi dal 2008 (AlmaLaurea). Lavorare subito ha senso quando è una scelta, non quando è un modo per non scegliere.

    Strada 5: prendersi un anno

    Non è nel menù ufficiale ma esiste, e per chi è davvero disorientato è meglio di un'iscrizione fatta per inerzia a settembre. Ha senso se l'anno è pieno di qualcosa: lavoro, volontariato, un periodo all'estero, un corso di lingua. Ha poco senso se serve solo a rinviare la domanda.

    Un dato da tenere presente: nell'Osservatorio Skuola.net e Gi Edu 2026, il 39,5% dei maturandi ha svolto la formazione scuola-lavoro solo dentro la scuola, senza entrare in un vero luogo di lavoro. Se sei tra loro, un anno passato dentro un lavoro vale più di sei mesi di test.

    E se non hai idea di quale strada prendere

    Sei nella maggioranza: il 51,3% dei diplomati 2025 non ha ancora un'idea chiara della professione che vorrebbe fare, e quasi la metà indica l'ansia come lo stato d'animo più diffuso fra amici e compagni. La cosa utile non è decidere più in fretta, è restringere: capire quali strade puoi eliminare oggi, senza rimpianti, e quali vale la pena esplorare. Da dove partire lo spiega la guida che università fare se non so cosa scegliere, e il metodo completo è nella pagina su come scegliere l'università.

    Domande frequenti

    Cosa si può fare dopo il diploma oltre all'università?

    Un ITS Academy (due anni, tecnici, molto tirocinio), un percorso AFAM per arte, musica, design e teatro, la formazione professionale regionale, il lavoro, oppure un anno di pausa pieno di qualcosa. A un anno dal diploma circa il 72% dei diplomati è iscritto all'università (il 22% studiando e lavorando insieme) e il 17% lavora soltanto.

    Conviene ancora andare all'università?

    Sui numeri sì: a cinque anni dalla laurea lavora il 91,7% dei laureati triennali e il 94,4% dei magistrali, e la disoccupazione dei laureati è ai minimi dal 2008. Ma più di una matricola triennale su quattro non arriva alla laurea, quindi la domanda giusta è «quale corso» più che «se».

    Quanto costa iscriversi all'università in Italia?

    Negli atenei statali la contribuzione media è di 959 euro l'anno, e il 38,1% degli iscritti è esonerato del tutto: la no tax area copre gli ISEE fino a 22.000 euro, con riduzioni fino a 30.000. Le private tradizionali costano in media 7.493 euro l'anno, le telematiche 2.150.

    Cos'è un ITS e in cosa è diverso dall'università?

    È un percorso di istruzione tecnologica superiore di due anni, con moltissimo laboratorio e tirocinio in azienda, progettato sui fabbisogni dichiarati dalle imprese. Rispetto all'università è più corto e più specifico: porta a un mestiere definito invece di tenere aperte molte strade.

    Meglio università o lavoro dopo il diploma?

    Dipende da cosa vuoi fare e da quanto sei disposto a studiare. Se il mestiere che hai in testa richiede una laurea per legge (medico, avvocato, architetto, insegnante) la scelta è fatta. Se non la richiede, conta di più l'esperienza concreta, e un ITS o il lavoro possono essere più efficienti.

    Si può iniziare l'università e poi cambiare?

    Sì. Fra chi si iscrive, il 9,7% ha già cambiato ateneo o corso a un anno dal diploma e il 14,6% a tre anni. I costi dipendono dall'ateneo: nei cinque grandi atenei che abbiamo controllato, un passaggio di corso interno costa tra 65 e 116 euro e un trasferimento verso un altro ateneo tra 46 e 316. Gli esami sostenuti in genere si riconoscono.

    Quando scadono le iscrizioni all'università?

    Dipende dall'ateneo e dal corso. I corsi ad accesso libero hanno di solito finestre da luglio a fine ottobre; quelli a numero programmato seguono le date delle prove di ammissione, da controllare sul sito dell'ateneo o del Ministero. Le date vanno verificate corso per corso.

    Fonti

    • AlmaDiploma, Profilo dei diplomati 2025 e Rapporto 2026 sugli esiti a distanza dal diploma
    • AlmaLaurea, «Diplomati tra scelte, orientamento e futuro», 2026 (stati d’animo dei diplomati)
    • ANVUR, Rapporto sul sistema della formazione superiore e della ricerca 2026
    • Immatricolati 2025/26: dati del Ministero anticipati dal Corriere della Sera, 15 marzo 2026 (il monitoraggio ufficiale non è ancora pubblicato)
    • MUR-USTAT, Focus sulla contribuzione studentesca a.a. 2024/25 (agosto 2026)
    • Camera dei deputati, dossier sulla no tax area e sulla contribuzione universitaria
    • AlmaLaurea, XXVIII Indagine sulla condizione occupazionale dei laureati, Rapporto 2026
    • Unioncamere-Excelsior, «Laureati e lavoro», 2025 (imprese private con dipendenti)
    • Unioncamere-Excelsior, Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia 2025-2029
    • Skuola.net e Gi Edu, Osservatorio «Giovani e orientamento», V edizione, luglio 2026 (circa 1.000 maturandi)
    • Regolamenti tasse e contributi 2026/27 di Statale di Milano, Politecnico di Milano, Bologna e Federico II; per la Sapienza il regolamento 2025/26 (il 2026/27 non è ancora pubblicato)
    • Legge n. 26/2025 e D.Lgs. n. 71/2025 (accesso a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria)

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