Come scegliere l'università: un metodo in sei passi
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In breve
Per scegliere l'università conviene procedere per eliminazione invece che per intuizione: restringi le aree che non ti appartengono, leggi i piani di studio materia per materia invece dei nomi dei corsi, distingui le paure dalle preferenze reali, verifica i costi effettivi e i dati di occupazione, e solo alla fine decidi. Un test di orientamento serve al primo passo, non all'ultimo.
- Restringi, non scegliere
- Distingui le paure dalle preferenze
- Leggi il piano di studi, non il titolo del corso
- Metti in conto occupazione, costi e borse
- Considera la città, non solo l'ateneo
- Scegli, sapendo che si può correggere
Gratis. Circa 5 minuti.Come funziona
In questa guida · 7 sezioni
Prima cosa: stai cercando la risposta sbagliata
La domanda «quale università scegliere» è mal posta, e per questo non trova risposta. In Italia ci sono oltre 5.000 corsi di laurea e circa cento atenei: cercare «il corso giusto» partendo da zero è come cercare una parola in un dizionario senza conoscere l'ordine alfabetico.
La domanda che funziona è l'opposto: quali sono le aree che sicuramente non sono per me? È una domanda a cui sai rispondere. Se elimini con onestà, da cinquemila corsi arrivi a venti, e a quel punto la scelta torna una cosa umana.
Passo 1: restringi, non scegliere
Parti da tre tagli grossi. Quanta matematica, statistica e chimica sei disposto a fare? Vuoi un percorso che porta a una professione definita (medicina, ingegneria, giurisprudenza) o uno che apre a molti mestieri diversi (economia, comunicazione, lettere)? Sei disposto a spostarti dalla tua città, e fino a dove?
Questi tre tagli eliminano da soli la maggior parte del catalogo. Non stai ancora scegliendo: stai pulendo il tavolo. Se vuoi farlo con uno strumento, è quello che fa il test di orientamento.
Passo 2: distingui le paure dalle preferenze
«Non sono portato per la matematica» a volte significa «non l'ho mai studiata con calma», o «ho avuto un professore con cui non funzionava». Prima di escludere un'area intera, chiediti se stai descrivendo un'inclinazione o una brutta esperienza.
Vale anche al contrario, e questo è il punto più delicato. Nell'indagine AlmaDiploma 2026 il 59,5% dei diplomati dice che i pareri dei genitori sono stati «rilevanti» nella scelta dopo il diploma (per la scelta della scuola superiore, fatta a tredici anni, era il 66%). Il consiglio di casa non è per forza sbagliato, spesso è il più informato che hai, ma va distinto dal tuo desiderio: altrimenti la scelta regge finché regge la motivazione di qualcun altro.
I tre errori che chi si occupa di orientamento segnala più spesso: scegliere per paura (della disoccupazione, di deludere qualcuno, di non essere all'altezza), scegliere per imitazione (amici, fidanzati, fratelli), e fermarsi al nome del corso senza aprire il piano di studi.
Passo 3: leggi il piano di studi, non il titolo del corso
È il passo che quasi nessuno fa e che ribalta più decisioni. Il nome di un corso dice poco: «Scienze della comunicazione» in due atenei diversi può voler dire semiotica e teoria dei media da una parte, analisi del web e produzione video dall'altra. «Economia aziendale» può avere tre esami di matematica o uno.
Apri il piano di studi dei tre anni (sul sito dell'ateneo e, per la maggior parte dei corsi, nelle schede dei corsi di laurea di OrientaMe) e conta: quante materie ti attirano davvero, quante ti sono indifferenti, quante ti pesano. Poi fatti le domande che contano. Se dovessi seguire questi esami per tre anni, mi ci vedo? Quante materie sono teoriche e quante pratiche? Quanta matematica c'è davvero? Mi pesa sostenere esami orali?
Se su venti materie dieci ti pesano, quel corso non è per te, indipendentemente da quanto suona bene il titolo.
Passo 4: metti in conto i numeri veri
Non per scegliere in base allo stipendio, ma per non scoprire le cose dopo.
- Occupazione. Secondo AlmaLaurea (XXVIII Indagine, 2026), a un anno dal titolo lavora l'81,2% dei laureati triennali che non proseguono con la magistrale e l'80,8% dei magistrali; a cinque anni si sale al 91,7% e al 94,4%. La disoccupazione dei laureati è la più bassa dal 2008. Quindi la domanda non è «trovo lavoro con la laurea», ma «quanto ci metto, e a quanto».
- Differenze tra aree. Sono nette. Prendendo l'area politico-sociale come riferimento, e a parità di altre condizioni (come genere, età, voto e territorio), la probabilità di essere occupati a un anno è molto più alta per l'area medico-sanitaria e farmaceutica, per ingegneria industriale e dell'informazione, per informatica e ICT e per architettura e ingegneria civile; è più bassa per l'area letterario-umanistica, giuridica, arte e design e psicologica. Sulle retribuzioni: +310 euro al mese per medico-sanitario, +256 per ingegneria industriale e dell'informazione, +222 per informatica e ICT, +128 per economico; −117 per giuridico e −38 per psicologico. Il quadro completo è nella guida sulle facoltà più richieste.
- Quanto costa. Negli atenei statali la contribuzione media è di 959 euro l'anno su tutti gli iscritti e di 1.550 euro sui soli paganti (MUR-USTAT, anno accademico 2024/25), ma il 38,1% degli iscritti è esonerato del tutto: la no tax area copre gli ISEE fino a 22.000 euro, con riduzioni a scaglioni fino a 30.000. Le private tradizionali costano in media 7.493 euro, le telematiche 2.150. Il costo grosso però non sono le tasse, è vivere fuori: Federconsumatori e UDU stimavano (dati 2023) 9.379 euro l'anno per chi studia nella propria città, 10.293 per un pendolare e 17.498 per un fuorisede.
- Borse di studio. Nell'anno accademico 2024/25 sono state assegnate 299.618 borse, con un importo medio di 4.900 euro, e la copertura degli idonei ha raggiunto il 99,8%: se hai i requisiti, la borsa arriva quasi sempre. Ne beneficia circa un iscritto in corso su cinque. Se vuoi sapere se rientri nelle soglie ISEE, c'è una verifica gratuita.
- Domanda delle imprese. Excelsior (Unioncamere) conta per il 2025 673.000 laureati richiesti dalle imprese private, con l'indirizzo economico al 28,6% del fabbisogno e insegnamento e formazione al 17,5%. Lo stesso rapporto segnala che le imprese fanno fatica a trovare un laureato su due tra quelli cercati, soprattutto in ambito farmaceutico, sanitario, scientifico e ingegneristico.
Passo 5: considera la città, non solo l'ateneo
Passerai lì da tre a cinque anni della tua vita, non solo delle lezioni. Conta il costo degli affitti, il tempo per tornare a casa, i servizi per gli studenti e i posti letto pubblici: in tutta Italia sono 58.827, pochi rispetto agli iscritti, e vanno chiesti per tempo. Una scelta perfetta sulla carta in una città in cui stai male non regge. Nel catalogo delle università trovi gli atenei città per città.
Passo 6: scegli, e sappi che non è irreversibile
Questo è il passo che toglie la paura. Il 72,1% dei laureati rifarebbe la stessa scelta, stesso corso e stesso ateneo; il 24% cambierebbe corso, ateneo o entrambi, e solo il 2,4% non si iscriverebbe più (AlmaLaurea, laureati 2025). E prima della laurea cambiare è ancora più comune: fra chi si iscrive, il 9,7% ha già cambiato ateneo o corso a un anno dal diploma e il 14,6% a tre anni (AlmaDiploma). Chi si immatricola avendo già un'esperienza universitaria alle spalle è passato da circa 91.000 a quasi 110.000 persone l'anno in sei anni, +21%.
Non è un incoraggiamento a scegliere male. È il modo giusto di pesare la decisione: è importante, non è definitiva, e correggerla costa meno di quanto sembra. Nei cinque grandi atenei che abbiamo controllato, un passaggio di corso interno costa tra 65 e 116 euro e un trasferimento verso un altro ateneo tra 46 e 316. Se sei in bilico fra due o tre corsi, c'è una guida su cosa fare se sei indeciso, e un articolo sul percorso non lineare.
Domande frequenti
Come si sceglie l'università se non si ha idea di cosa fare?
Si parte eliminando invece che scegliendo. Decidi quanta matematica sei disposto a fare, se vuoi un percorso verso una professione definita o uno più aperto, e fino a dove sei disposto a spostarti: questi tre tagli riducono cinquemila corsi a poche decine. Poi leggi i piani di studio dei corsi rimasti.
Meglio scegliere in base alle passioni o agli sbocchi lavorativi?
Servono entrambe le cose, in quest'ordine: prima restringi in base a cosa sei disposto a studiare per tre anni, poi confronta le opzioni rimaste anche sui dati di occupazione. Scegliere solo sugli sbocchi espone all'abbandono; scegliere ignorandoli fa scoprire il problema alla fine.
Quanto conta l'ateneo rispetto al corso?
Il corso conta più dell'ateneo per cosa studierai, l'ateneo conta per come lo studierai: laboratori, tirocini, rapporti con le aziende, servizi. A parità di corso, guarda il piano di studi concreto e i tirocini attivati.
Quanto costa l'università in Italia?
Negli atenei statali la contribuzione media è di 959 euro l'anno, e il 38,1% degli iscritti è esonerato del tutto grazie alla no tax area, che copre gli ISEE fino a 22.000 euro. Le università private tradizionali costano in media 7.493 euro l'anno, le telematiche 2.150. La voce più pesante resta vivere fuori sede.
Chi ha diritto alla borsa di studio universitaria?
Dipende da ISEE, merito e regione. Per il 2026/27 i limiti nazionali sono 28.339,88 euro di ISEE e 61.608,48 euro di ISPE; soglie precise, importi e scadenze li fissa l'ente regionale per il diritto allo studio. Nell'anno accademico 2024/25 sono state assegnate 299.618 borse, con un importo medio di 4.900 euro, e il 99,8% degli studenti idonei l'ha ricevuta.
Si può cambiare università o corso dopo il primo anno?
Sì, ed è più comune di quanto si pensi: fra chi si iscrive, il 9,7% ha già cambiato ateneo o corso a un anno dal diploma e il 14,6% a tre anni. I costi variano molto: nei cinque grandi atenei che abbiamo controllato, il passaggio di corso interno costa tra 65 e 116 euro (Sapienza 65, Statale di Milano 75, Federico II 96 più il bollo, Bologna 116) e il trasferimento verso un altro ateneo tra 46 e 316 euro. Gli esami già sostenuti possono essere riconosciuti in tutto o in parte; attenzione alla rinuncia agli studi, che in alcuni atenei prevede oneri fissi (400 euro alla Statale di Milano dopo metà ottobre).
Le università telematiche sono riconosciute?
Sì, quelle accreditate dal Ministero rilasciano titoli con lo stesso valore legale delle altre. Oggi hanno il 15% degli iscritti in Italia. Vanno però valutate per come sono organizzate: tra primo e secondo anno delle triennali lascia il 18,8% degli studenti, il dato più alto del sistema.
Fonti
- AlmaLaurea, XXVIII Indagine sulla condizione occupazionale dei laureati, Rapporto 2026
- AlmaLaurea, Indagine sui percorsi di laurea, Rapporto 2026
- AlmaDiploma, Profilo dei diplomati 2025 e Rapporto 2026 sugli esiti a distanza dal diploma
- MUR-USTAT, Focus sulla contribuzione studentesca a.a. 2024/25 (agosto 2026)
- MUR-USTAT, Focus sul diritto allo studio universitario a.a. 2024/25 (giugno 2026)
- MUR, decreti direttoriali n. 175 e 176 del 10 febbraio 2026 (importi e soglie ISEE e ISPE delle borse 2026/27)
- Camera dei deputati, dossier sulla no tax area e sulla contribuzione universitaria
- Unioncamere-Excelsior, «Laureati e lavoro», 2025 (imprese private con dipendenti)
- Federconsumatori e UDU, «Universitari al verde», 6 novembre 2023 (stime su dati 2023)
- ANVUR, Rapporto sul sistema della formazione superiore e della ricerca 2026
- Regolamenti tasse e contributi 2026/27 di Statale di Milano, Politecnico di Milano, Bologna e Federico II; per la Sapienza il regolamento 2025/26 (il 2026/27 non è ancora pubblicato)