Indeciso su che università scegliere: cosa fare adesso

    Redazione OrientaMe. Aggiornata il · 6 min di lettura

    In breve

    Se sei indeciso su che università scegliere, la cosa peggiore è aspettare la certezza: non arriva quasi mai prima di iniziare, e nel frattempo scadono le prove di ammissione e i bandi per le borse. La strategia che funziona è decidere con le informazioni che hai, scegliendo tra le opzioni che restano dopo aver eliminato quelle che sicuramente non vuoi, e sapendo che correggere costa poco.

    In questa guida · 6 sezioni

    Prima di tutto: l'indecisione non è un difetto di carattere

    Il 51,3% dei diplomati 2025 non ha ancora un'idea chiara della professione che vorrebbe svolgere, e quasi la metà indica l'ansia come lo stato d'animo più diffuso fra amici e compagni in questa fase. Allo stesso tempo, quando si chiede di descriversi con una parola sola, la più scelta è «determinato». Le due cose convivono.

    Quindi: se sei indeciso non sei in ritardo rispetto agli altri. Sei nella media, e una parte di chi sembra deciso non ha ancora guardato bene.

    Il problema è che stai cercando la certezza sbagliata

    C'è una certezza che non puoi avere: sapere se un corso ti piacerà prima di farlo. Nessun test la dà, nessun open day la dà, e chi te la promette ti sta vendendo qualcosa.

    C'è una certezza che invece puoi costruirti in poche ore: sapere cosa non vuoi. Quanta matematica non sei disposto a fare, in quale città non vuoi vivere, quale tipo di giornata non vuoi passare per tre anni. Su cinquemila corsi, queste esclusioni fanno un lavoro enorme.

    Cosa fare questa settimana

    • Un test di orientamento. Circa cinque minuti, e serve a vedere corsi che non conoscevi. Non è la decisione, è la lista da cui partire: come funziona lo spieghiamo nella pagina sul test di orientamento universitario.
    • Tre piani di studio letti materia per materia. Prendi i tre corsi più promettenti e conta le materie che ti attirano, quelle indifferenti e quelle che ti pesano. Questo esercizio, fatto sul serio, spesso ne elimina due su tre.
    • Due conversazioni. Con due studenti del secondo o terzo anno dei corsi rimasti. Chiedi quali sono gli esami più difficili, quante ore ci vogliono davvero, quanti compagni hanno mollato.
    • Un controllo sulle scadenze. Se uno dei corsi è a numero programmato, cerca subito la data della prova: alcune iscrizioni chiudono mesi prima. E fai partire la pratica ISEE, che serve per le tasse e per la borsa di studio e richiede tempo.

    Se resti indeciso tra due o tre corsi

    È una buona posizione, non un problema. Alcuni criteri per rompere il pareggio, in ordine di utilità.

    • Il primo anno in comune. Alcuni corsi condividono gran parte degli esami del primo anno con corsi affini: partire da lì significa rimandare la scelta di dodici mesi senza perdere tempo. Verifica sul piano di studi, non per sentito dire.
    • Quale ti dispiacerebbe di più lasciare. Domanda controintuitiva ma efficace: se dovessi mollare a marzo, quale dei due ti dispiacerebbe perdere di più? Probabilmente è quello che vuoi.
    • La reversibilità. Passare da un corso più quantitativo a uno meno quantitativo è in genere più semplice del contrario, perché gli esami di matematica e statistica si fanno riconoscere più facilmente. A parità di interesse, partire dal più tecnico tiene aperte più porte.
    • I dati, alla fine. A un anno dal titolo lavora l'81,2% dei laureati triennali che non proseguono e l'80,8% dei magistrali; le differenze tra aree sono nette, con medico-sanitario e ingegneria in testa e psicologia, arte e design e giurisprudenza più indietro all'inizio. Usali per rompere un pareggio, non per ribaltare una preferenza forte. Il quadro completo è nella guida sulle facoltà più richieste.

    Se scegli e poi cambi idea

    Questa è la parte che dovrebbe toglierti metà dell'ansia, e che nessuno dice abbastanza.

    Fra chi si iscrive all'università, a un anno dal diploma il 9,7% ha già cambiato ateneo o corso, e a tre anni il 14,6% (AlmaDiploma). Chi si immatricola avendo già avuto un'esperienza universitaria, di solito per un cambio di corso o un rientro, è passato da circa 91.000 a quasi 110.000 persone l'anno in sei anni, +21% (ANVUR). E anche tra chi arriva in fondo, il 24% dei laureati cambierebbe corso, ateneo o entrambi: cambiare idea è normale sia prima sia dopo.

    Quanto costa correggere, secondo i regolamenti di cinque grandi atenei: il passaggio di corso nello stesso ateneo va da 65 a 116 euro, di solito senza interrompere la carriera; il trasferimento a un altro ateneo va da 46 a 316 euro.

    Quanto costa cambiare corso o ateneo
    AteneoPassaggioTrasferimento
    Sapienza65 €65 €
    Statale di Milano75 €75 €
    Federico II96 € + bollo96 € + bollo
    Bologna116 €316 €

    Passaggio: cambio di corso nello stesso ateneo. Trasferimento: verso un altro ateneo. Bollo incluso dove non indicato. Al Politecnico di Milano il trasferimento costa 46 €; a Bologna 116 € per chi si è iscritto nel 2026/27 e passa a un corso a numero programmato. Regolamenti 2026/27; per la Sapienza il 2025/26, perché il nuovo non è ancora uscito.

    La rinuncia agli studi invece non è sempre gratuita: alla Statale di Milano chi rinuncia dopo il 16 ottobre ed entro il 2 febbraio paga 400 euro di oneri fissi, o la seconda rata se costa meno. E il riconoscimento degli esami dopo una rinuncia non si paga per esame ma per anno trascorso: alla Sapienza 290 euro per ogni anno tra l'ultima iscrizione e la richiesta, fino a 4.500.

    Le finestre cambiano da ateneo ad ateneo: si aprono quasi ovunque tra metà luglio e settembre; poi Bologna chiude i passaggi il 19 novembre e i trasferimenti il 31 dicembre, la Statale di Milano i trasferimenti il 15 ottobre, la Federico II ha il periodo ordinario fino al 2 novembre e poi una fase straordinaria con maggiorazione, Padova tiene aperta una terza finestra fino al 30 giugno. Nessuno di questi atenei ha una «riapertura» a gennaio: o la finestra è ancora aperta, o si paga una maggiorazione.

    Quindi l'anno «perso», nella maggior parte dei casi, non è perso: è un anno in cui hai capito una cosa su di te e portato via qualche credito. Ne parla anche l'articolo sul percorso non lineare.

    La cosa che non conviene fare

    Iscriversi a settembre a caso, per inerzia o per non dover rispondere ai parenti, senza aver letto un piano di studi. È la strada più breve verso l'abbandono, e nelle lauree triennali l'abbandono riguarda il 26,4% degli immatricolati entro sei anni (ANVUR, coorte 2018/19), con il 13,3% che lascia già tra primo e secondo anno negli atenei statali e il 18,8% nelle telematiche.

    Un'iscrizione consapevole a un corso imperfetto funziona meglio di un'iscrizione inconsapevole a un corso perfetto.

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    Domande frequenti

    Sono indeciso: meglio iscrivermi comunque o aspettare un anno?

    Iscriversi con una scelta ragionata è meglio, perché cambiare dopo costa poco (nei cinque grandi atenei che abbiamo controllato, un passaggio interno costa tra 65 e 116 euro) e non si perde l'anno. Aspettare ha senso solo se l'anno viene riempito di lavoro, estero o formazione, non se serve a rinviare la domanda.

    Quanti studenti cambiano corso all'università?

    Fra chi si iscrive all'università, il 9,7% ha già cambiato ateneo o corso a un anno dal diploma e il 14,6% a tre anni. Chi si immatricola avendo già un'esperienza universitaria alle spalle è quasi 110.000 persone l'anno, il 21% in più di sei anni fa.

    Quanto costa cambiare corso o università?

    Dipende dall'ateneo. Nei cinque grandi atenei che abbiamo controllato, un passaggio di corso interno costa tra 65 e 116 euro e un trasferimento verso un altro ateneo tra 46 e 316 euro. La rinuncia agli studi può prevedere oneri fissi (400 euro alla Statale di Milano dopo metà ottobre). Va verificato sul regolamento tasse del proprio ateneo.

    Come faccio a capire se un corso è giusto per me?

    Leggendo il piano di studi dei tre anni materia per materia e chiedendoti se ti vedi a sostenere quegli esami; poi parlandone con due studenti del secondo o terzo anno di quel corso. Un test di orientamento serve prima, per capire quali piani di studio vale la pena aprire.

    Posso iscrivermi a due corsi contemporaneamente?

    Sì, con la legge 33/2022 e il decreto attuativo DM 930/2022: due corsi di laurea o di laurea magistrale di classi diverse, che si differenzino per almeno due terzi delle attività formative, nello stesso ateneo o in atenei diversi. Se uno dei due ha la frequenza obbligatoria, l'altro non deve averla (salvo laboratori e tirocini), e per i corsi a numero programmato serve una posizione utile in entrambe le graduatorie. Per i benefici del diritto allo studio si indica una sola iscrizione.

    Fonti

    • AlmaDiploma, Profilo dei diplomati 2025 e Rapporto 2026 sugli esiti a distanza dal diploma
    • AlmaLaurea, «Diplomati tra scelte, orientamento e futuro», 2026 (stati d’animo dei diplomati)
    • AlmaLaurea, Indagine sui percorsi di laurea, Rapporto 2026
    • AlmaLaurea, XXVIII Indagine sulla condizione occupazionale dei laureati, Rapporto 2026
    • ANVUR, Rapporto sul sistema della formazione superiore e della ricerca 2026
    • Regolamenti tasse e contributi 2026/27 di Statale di Milano, Politecnico di Milano, Bologna e Federico II; per la Sapienza il regolamento 2025/26 (il 2026/27 non è ancora pubblicato)
    • Calendari 2026/27 di passaggi e trasferimenti di Bologna, Statale di Milano, Federico II e Padova
    • Legge 12 aprile 2022, n. 33, e DM 930/2022 sulla doppia iscrizione

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